Tincturing saffron

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Back from a long winter break in Italy, I brought along a few grams of saffron produced in Dardago, at the shadow of the Riva Panthona, graciously donated to yours faithfully by Diego. Continua a leggere

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Zafferano

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Come mi è stato fatto notare, alcune zone collinari della Pedemontana occidentale nella provincia di Pordenone, che ebbero un tempo vocazione vinicola, stanno attualmente vivendo un periodo di riscoperta e qualcuno ha avuto l’idea di rimetterle a coltura con produzioni nuove e non tradizionali nel territorio.

Così, stamattina, mi sono fatto un giro e una chiacchierata con Diego e Lucio, i quali mi hanno fatto vedere il campo dove coltivano lo zafferano, e graziosamente regalato qualche grammo della spezia. Ora, di creare un profumo con, o a base di, zafferano, è un’idea che avevo da tempo e, considerate le mie frequentazioni abituali, avevo pensato di farlo con lo zafferano iraniano. Chi abbia familiarità con l’Iran, infatti, avrà senz’altro notato che le caratteristiche note aromatiche dello zafferano sono onnipresenti nella cucina, dove è usato per colorare e aromattizzare il riso e impiegato in abbondanza, insieme all’acqua di rosa, in pasticceria. E infatti, per me, lo zafferano è indissolubilmente legato alla rosa, tanto che non riesco a immaginare un profumo che allo zafferano non accosti anche la rosa. Del resto, sono due produzioni tipiche, zafferano e rosa, proprio dell’altipiano.

Tuttavia, non ho ancora avuto a disposizione la tintura di zafferano (l’olio essenziale estratto dagli stimmi sembra essere prodotto da qualche parte, ma è diventato estremamente raro da quando la molecola che gli dona l’odore caratteristico, il safranal, è disponibile per sintesi) non ho ancora avuto modo di vedere come si comporta con altre materie prime. A occhio, sembra promettente. Del resto, profumi con lo zafferano non sono niente di nuovo. Ne trovate elencati i più importanti qui, anche se non è sempre chiaro capire in quali lo zafferano è davvero presente (sia in tintura o olio o semplicemente come safranal) oppure il suo profilo olfattivo è ricreato per mezzo di altre combinazioni (Tra l’altro, l’ente che regola la produzione dei profumi, l’IFRA, ha ristretto l’uso del safranal allo 0,005% del volume della soluzione alcolica e produrre un profumo per uso personale a base di zafferano è diventato complicato.)

A ogni buon conto, adesso possiedo qualche grammo dello zafferano locale e la prima cosa che farò appena torno a casa sarà di metterlo in tintura, che maturerà in quasi un anno, dopo il quale sarà pronto per essere utilizzato come ingrediente.

saffron

 

Sing, O goddess (but do not forget frankincense)

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‘Come here to me from Crete, to your holy temple,
where your lovely grove of apple stands
where with frankincense
the altars smoke’

 

How did ancient Greeks listen to music?

This is not the post I had in mind when I sat down to write. In fact, the idea of writing something on the fragrance that Bruce asked me to make had been running through my mind for a while. Therefore, I am going to put together some of my thoughts on the theme ‘music and perfume’.

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Cantami, o diva (ma non scordarti l’incenso)

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‘Vieni per me da Creta a questo sacro
tempio, dov’è il bosco tuo leggiadro
di meli, dove odorano d’incenso
le are fumanti.’

Come ascoltavano la musica i Greci?

Questo post doveva essere qualcosa di diverso e quello che scrivo mi è venuto in mente in questo istante, dopo che mi sono seduto per scrivere di tutt’altro (1). In realtà, di scrivere qualcosa sul profumo personalizzato che mi ha chiesto Bruce mi frullava per la testa da un po’ e così in questo post metterò un po’ di cose che si collegano al tema ‘musica e profumo’.

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Di storie, stalle e immaginazione

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Stavo scrivendo un altro articolo, ma dato che, come ricorda il noto hadīth, life is what happens to you while you’re busy making other plans, ho pensato che sarebbe stato fondamentale mettere il mondo a parte dei pensieri che ho avuto sul 134 mentre, imbottigliato nel traffico, maledivo la mancanza di previdenza che, di tanto in tanto, mi conduce a salire sul bus con un solo paragrafo mancante prima di finire il libro che sto leggendo e senza una lettura di riserva. Stamattina, letto il paragrafo in cinque minuti e non sapendo come impiegare il resto dell’ora di commute (a meno che non consideriate avvincente leggere la bibliografia di Scripture and Exegesis in Early Imāmī Shiism), ho pensato a questo post.

Dunque, ieri sera Gioia ha dato un’occhiata al mio blog e ha commentato: ‘Se vai a leggere le homepage di un marchio di profumeria a caso, nel novanta per cento dei casi cominciano come hai cominciato tu il blog, con memoria, ricordi e balle varie’. ‘Vabe’, o, checcidevofare? – le ho risposto – , la memoria è importante nella profum…’ – ‘Puoi fare di meglio.’ Poi si è rimessa a guardare Della Valle da Santoro (perché poi quella di Della Valle sia considerata una voce da ascoltare, per me rimane un mistero, ma tant’è).

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Riva panthòna

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Alessandro mi ha chiesto un profumo che mettesse insieme il suo attaccamento al territorio (cioè la pedemontana pordenonese) e la sua passione per alcune spezie, tra le quali l’anice e la cannella.

Partire dai nomi è un ottimo escamotage per attivare il processo creativo, quindi  ho per prima cosa dato un nome (del resto, in principio non era il Verbo?) al profumo: Tra la Riva Panthona e il Mediterraneo, è stata il primo parto. Troppo lungo e metricamente squilibrato (confesso che l’ispirazione me l’ha data il verso tra la Via Emilia e il West), è quindi diventato Tra la Riva Panthona e il mare. Ma noi siamo minimalisti ed ermetici: Riva Panthona  è quello che è rimasto. E infatti, anche in termini olfattivi, del mare, che nella prima versione era prepotente (c’erano note saline e ozoniche e, per me, addirittura ittiche), è rimasto solo un vago ricordo. Perché se è pur vero che, come non si stancano di ripetere i beatificatori della pedemontana pordenonese, ‘noi siamo in meno di un’ora sia al mare che in montagna’, è anche vero che è la presenza della montagna a dare sostanza al territorio e alla gente che lo popola. Insomma, da Dardago si può andare a piedi a casera Val Friz e tornare all’ora della merenda, ma è un po’ più complicato farsi due passi in Brussa e tornare per cena a piedi. Continua a leggere

The smell of sweet olives

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When you talk with a perfumer – a proper perfumer, not a sort of perfumer – among the terms that occur most often, memory and its cognates have the lion share. Now, I have chosen a profession in which a fair degree of good memory helps, and I have done so in spite being definitely affected by the Goldfish Memory Syndrome. Be it as it may, when I started to deal with perfumery, I wondered if that was a good idea in the first place: I am almost exhausting the whole of my already overstretched memory on recollecting work-related information: should I really  be venturing into something equally challenging for my wits? Given that I practice combat-sports, I thought that I’d devote myself to illegal mma fights instead. Gioia was exhilarated when I told her: she was about to kill two birds with one stone. However, her enthusiasm vanished as soon as she realised that my life insurance does not cover death as a result of a me fighting with a thug on steroids in an abandoned underground station. Continua a leggere

A sort of perfumer

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Now, as a blogger I am horribly lazy, to begin with. I have already tried to keep a blog. My first was on a friend’s request: he was an elder man from Esfahan who sold decorated wooden gates dating back to the Qajar era (well, he claimed they were Safavid, but that was a bit exaggerated). Needless to say, we didn’t manage to sell even one. The second time was when I was involved in a weblog co-run by other four guys. That one was on Iran, but it never really took off, partly due to my carelessness. All in all, I don’t think I am the best candidate to successfully run a blog. Moreover, I sort of write for work. I tend to spend much of my time at a desk or in a library researching and writing stuff. Although I am passionate about my job (and despite the fact that my love story with academic research was and is made of ups and downs), when I am done with my job, I don’t really feel like sitting at another desk and write. While I love writing, when I am off I tend to do other things, like stepping on a ring, spending time with the people I love, or reading all the fiction I shunned throughout  the years in which I have basically been reading academic literature only. In what remains of my time, I do the perfumery thing – but I rather make fragrances than write about them. However, after more than two years of practice and study (thanks also to the mentoring advice of a celebrity perfumer whom I choose not to mention here), I became kind of good at blending, and I thought that setting up a blog wouldn’t be a bad idea, in order to give myself discipline and start make myself available for creating bespoke fragrances for other than my Guinea pig friends. Oh, right, and that’s the whole point of this blog: without even noticing, and despite the fact that I have a long way to go before I gather the knowledge I aim to get to, I have become a sort of perfumer.

There is a caveat, though: it would seem that I am supposed to submit the draft of my book on Shiʿi Sufi exegesis in the 19th century to OUP in January/March. Therefore, I am going to be slightly busy doing something else. No one expects a post per day, then. Not even one per week, I am afraid.

In the next installment, I will explain the rationale behind naming this weblog Oleafragrans. Oh, and I was going to forget: in principle, I will be posting both in English and in Italian. ‘In principle’ means that some posts will happen to be in English only, others only in Italian, and others in both languages (but please keep in mind the caveat mentioned above)

Una specie di profumiere

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Dunque, la premessa è che, come blogger, sono orrendamente pigro. Ho gia provato più di una volta a tenere un blog. La prima volta fu su richiesta di un amico iraniano che vendeva portoni in legno decorati di epoca Qajar (vabè, lui diceva safavide e infatti il blog si chiamava safaviddoors, ma secondo me erano Qajar). Inutile dire che non riuscimmo a vendere nemmeno uno. La seconda, fui coinvolto in un blog sull’Iran, gestito da altre quattro persone, che non decollò mai. Insomma, non credo la di essere la persona più indicata per gestire un blog con la necessaria regolarità. A questo si aggiunga che scrivo per lavoro; passo cioè gran parte della mia giornata seduto su a una scrivania a scrivere e, quantunque lo faccia con passione ancora smisurata (malgrado la mia storia d’amore con l’accademia sia stata e sia tutt’ora una campo di battaglia), quando non faccio il mio lavoro è improbabile che mi sieda di nuovo su un’altra scrivania per scrivere ancora. Scrivere mi piace, però quando posso preferisco, tra le altre cose, coltivare il mio lato tamarro salendo su un ring, passare del tempo con la mia famiglia o leggere tutta la narrativa che non ho letto durante gli anni in cui ero troppo occupato a leggere saggistica per non rendermi conto che la narrativa non era poi la perdita di tempo che pensavo fosse, nella tronfia arroganza dei miei sedici anni. Nel tempo che mi rimane, piuttosto che scrivere di profumi, preferisco farli. Ma siccome, dopo più di due anni di pratica e studio, sotto la guida di un autorevole profumiere (di cui preferisco, per il momento, non fare il nome) sono diventato anche bravino, ho pensato che un aprire un blog non sarebbe stata una cattiva idea, un po’ per mantenere un po’ di disciplina e un po’ per cominciare a mettere il naso fuori e mettere a disposizione la conoscenza acquisita per chi desideri un profumo ‘su misura’. Ecco, pertanto, il punto: senza nemmeno accorgermene – e nonostante tutto quello che ho ancora da imparare, sono diventato una specie di profumiere.

Il caveat con cui chiudo questo primo (e spero non ultimo!) post mi serve per mettere le mani avanti: dovrei consegnare il mio libro sull’esegesi nel sufismo sciita in Iran nel XIX secolo a OUP tra gennaio e marzo – sarei quindi un po’ impegnato a fare altro. Non ci si aspetti un posto al giorno, ecco.

Nel prossimo post spiegerò perché ho chiamato il blog Oleafragrans. Ah, e dimenticavo: in linea di massima pubblicherò sia in inglese che in italiano. In linea di massima significa che qualche post saraà in inglese, qualcun altro in italiano, altri sia in inglese che in italiano (il caveat di cui sopra si applica anche per questo, tuttavia)