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‘Vieni per me da Creta a questo sacro
tempio, dov’è il bosco tuo leggiadro
di meli, dove odorano d’incenso
le are fumanti.’

Come ascoltavano la musica i Greci?

Questo post doveva essere qualcosa di diverso e quello che scrivo mi è venuto in mente in questo istante, dopo che mi sono seduto per scrivere di tutt’altro (1). In realtà, di scrivere qualcosa sul profumo personalizzato che mi ha chiesto Bruce mi frullava per la testa da un po’ e così in questo post metterò un po’ di cose che si collegano al tema ‘musica e profumo’.

Dunque, la premessa è che la mia cultura musicale è peggiore delle mie competenze in elettronica. Per dare un’idea, ho avuto due chitarre nella vita ed entrambe sono finite spezzate sotto le terga di un amico che ci si è seduto sopra. Un evidente segno del destino da non sottovalutare, come tutti i segni del destino. Tutto quello che mi è rimasto dell’esperienza sono le prime strofe della Locomotiva (recentemente, approfittando della presenza di una chitarra in casa, ho aggiunto al repertorio La canzone del maggio e le prime strofe del Suonatore Jones), che credo di suonare anche sbagliate. Una volta sapevo abbozzare anche l’arpeggio di One dei Metallica, ma me lo sono dimenticato. Insomma, come musicista sono in grado di entusiasmare quanto una partita di curling. La sentenza definitiva l’ho avuto quando, fulminato da un musicista di strada che suonava il liuto a Venezia, corsi al conservatorio intenzionato a diplomarmi in liuto, scoprendo con disperazione di essere troppo vecchio per iniziare qualsiasi strumento (Gianola dice che che non è ancora troppo tardi, ma siccome gli sto dando lezioni di muay thai, credo si tratti solo di piaggeria, hai visto mai che me ne ricordi mentre facciamo sparring).

Alla luce di questa premessa, apparirà subito chiaro che non sono la persona più indicata per parlare di musica, da qualunque angolo la si osservi. Però, siccome appunto tra le richieste di profumi personalizzate che mi sono arrivate, una, quella di Bruce, è connessa con la musica, è forse opportuno parlarne. Dunque, Bruce, che è un gentiluomo inglese di altri tempi, che normalmente indossa un inconfondibile profumo da uomo dalle tonalità metalliche, terrose e fresche. Un giorno mi dice: ‘Conosci Le jardin de Dolly?’

– ‘Uhm, cos’è? Il nome di un parco privato di Fitzrovia? Un’altra delle tue amiche eccentriche, vero?’

– ‘No,è  un pezzo per pianoforte di Fauré. Saresti in grado di trasformarlo in un profumo?’

Ho pensato che fosse una bella sfida, gli ho risposto che sì, mi ci sarei messo e quello stesso fine settimana mi sono cercato varie versioni del pezzo, mi sono isolato dal mondo e mi sono messo ad ascoltarlo ripetutamente, finché non è diventato, nella mia testa, un percorso di odori. Ho provato a tradurre l’infinita dolcezza dell’apertura, lo sguardo fermo con cui il compositore segue la bambina che corre nel giardino, la freschezza giocosa dell’ombra e delle fontane e il profumo del cotone appena lavato.

Il risultato non mi ha soddisfatto del tutto (del resto, risale ai mesi prima di Mitting Attar – di cui parlerò) e anche se a Bruce è piaciuto, non credo di essere arrivato vicino allo spirito del pezzo. Infatti, nonostante le proteste del committente, continuo a portargli qualcosa di diverso ogni volta che mi chiede un refill.

Ma già: come ascoltavano la musica i Greci? Non ne ho idea, ma ne ne sono fatto una rappresentazione romantica legata a come mi sono sempre immaginato la morte di Platone – un’immagine che ha una base documentate, radicata su una corda della mia memoria, sopra la quale nel tempo si sono sedimentate altre immagini, tali da renderla qualcosa di diverso, che esiste nel mio personale mundus imaginalis: Platone perde lentamente coscienza accompagnato da una melodia di cetra e flauti, il corpo robusto segnato dalle lotte che si abbandona alla bellezza, l’anima che torna al principio mentre il maestro indica con un gesto, alla flautista della Tracia che si stava abbandonando allo stupore, la misura. (2) E, nell’aria, i fumi di essenze profumate diffusi dalle ‘are fumanti’ (3). Insomma, una musica che si ascolta ma che non coinvolge solo l’udito: la bellezza risiede anche nella vista (e fin qui ci siamo anche oggi) e nell’olfatto.

un thymiaterion

La mia morte di Platone, il cui scenario estendo un po’ arbitrariamente all’antichità classica tutta (mi soccorrano i classicisti), ha originato una riflessione che ho svolto mentre, con Gioia, assistevo a un concerto qui a Londra ( a Londra, in effetti, che in questo momento mi trovo in Italia in vacanza): la fruizione della musica oggi tende a essere mutila: mancano gli odori. Nulla di grave, intendiamoci: credo anzi che ci possano essere mille buone ragioni che giustificano l’omissione. Ma, esattamente come la poesia, che nasce per essere cantata e accompagnata dalla musica, questa potrebbe a sua volta beneficiare dell’accompagnamento degli odori. Nonostante le chitarre spezzate, quindi, e tempo permettendo, io e la musica potremmo forse incrociarci di nuovo con un altro vestito.

Note

(1) Non so di che cosa, a dire il vero. Ma sono sicuro che volevo scrivere di qualcosa.

(2) In realtà, della morte di Platone esistono tre versioni: la quarta, la mia, si basa su quella riportata in un manoscritto anonimo di cui rimangono frammenti. Secondo un’altra versione, riportata da Diogene Laerzio, Platone morì durante un banchetto nuziale, mentre Tertulliano lo vuole semplicemente morto nel sonno.

(3) I thymiateria arano altari mobili usati come bracieri rie profumate durante i sacrifici. Il Greco antico ha anche un termine tecnico per indicare’ l’offerta agli dei per mezzo fatta pervenire attraverso il fuoco nella parte che è loro dovuta’: thymìana.

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