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Dunque, la premessa è che, come blogger, sono orrendamente pigro. Ho gia provato più di una volta a tenere un blog. La prima volta fu su richiesta di un amico iraniano che vendeva portoni in legno decorati di epoca Qajar (vabè, lui diceva safavide e infatti il blog si chiamava safaviddoors, ma secondo me erano Qajar). Inutile dire che non riuscimmo a vendere nemmeno uno. La seconda, fui coinvolto in un blog sull’Iran, gestito da altre quattro persone, che non decollò mai. Insomma, non credo la di essere la persona più indicata per gestire un blog con la necessaria regolarità. A questo si aggiunga che scrivo per lavoro; passo cioè gran parte della mia giornata seduto su a una scrivania a scrivere e, quantunque lo faccia con passione ancora smisurata (malgrado la mia storia d’amore con l’accademia sia stata e sia tutt’ora una campo di battaglia), quando non faccio il mio lavoro è improbabile che mi sieda di nuovo su un’altra scrivania per scrivere ancora. Scrivere mi piace, però quando posso preferisco, tra le altre cose, coltivare il mio lato tamarro salendo su un ring, passare del tempo con la mia famiglia o leggere tutta la narrativa che non ho letto durante gli anni in cui ero troppo occupato a leggere saggistica per non rendermi conto che la narrativa non era poi la perdita di tempo che pensavo fosse, nella tronfia arroganza dei miei sedici anni. Nel tempo che mi rimane, piuttosto che scrivere di profumi, preferisco farli. Ma siccome, dopo più di due anni di pratica e studio, sotto la guida di un autorevole profumiere (di cui preferisco, per il momento, non fare il nome) sono diventato anche bravino, ho pensato che un aprire un blog non sarebbe stata una cattiva idea, un po’ per mantenere un po’ di disciplina e un po’ per cominciare a mettere il naso fuori e mettere a disposizione la conoscenza acquisita per chi desideri un profumo ‘su misura’. Ecco, pertanto, il punto: senza nemmeno accorgermene – e nonostante tutto quello che ho ancora da imparare, sono diventato una specie di profumiere.

Il caveat con cui chiudo questo primo (e spero non ultimo!) post mi serve per mettere le mani avanti: dovrei consegnare il mio libro sull’esegesi nel sufismo sciita in Iran nel XIX secolo a OUP tra gennaio e marzo – sarei quindi un po’ impegnato a fare altro. Non ci si aspetti un posto al giorno, ecco.

Nel prossimo post spiegerò perché ho chiamato il blog Oleafragrans. Ah, e dimenticavo: in linea di massima pubblicherò sia in inglese che in italiano. In linea di massima significa che qualche post saraà in inglese, qualcun altro in italiano, altri sia in inglese che in italiano (il caveat di cui sopra si applica anche per questo, tuttavia)

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